Monthly Archives: febbraio 2016

Sul carro di Elia – poesia di Endre Ady

Il Signore, come Elia,  porta via
quelli che ama e colpisce.
Dona loro cuori  infuocati, svelti:
questi sono i carri in fiamme.

Il popolo di Elia corre verso il cielo
e si ferma dove l’inverno è eterno.
Sulle cime ghiacciate dell’Himalaya
alza la neve, crepitando, il loro carro.

Tra Cielo e Terra, senza patria
li spinge il vento della Sorte,
Verso bellezze perfide e fredde
il carro di Elia corre .

Cuori roventi, ghiaccioli sulle menti,
la Terra laggiù li deride.
Dolente, spruzza polvere di diamanti
sul percorso ghiacciato il Sole.

Facebooktwittergoogle_plusredditpinterestlinkedinmail
spacer

L’arrivo del Signore – poesia di Endre Ady

(Az Úr érkezése – 1908)

Quando mi hanno abbandonato
quando sotto il peso
dell’anima crollavo,
d’improvviso mi abbracciò Dio.

Non arrivò con suono di trombe
ma con abbraccio muto, vero, forte,
non venne una mattina bella, infuocata,
ma durante una buia notte di guerra.

E i miei occhi vanitosi
si sono acceccati,
e la mia gioventù morì, ma Lui,
magnifico e splendente,
lo vedo per sempre.

AZ ÚR ÉRKEZÉSE

Mikor elhagytak,
Mikor a lelkem roskadozva vittem,
Csöndesen és váratlanul
Átölelt az Isten.

Nem harsonával,
Hanem jött néma, igaz öleléssel,
Nem jött szép, tüzes nappalon
De háborus éjjel.

És megvakultak
Hiú szemeim. Meghalt ifjuságom,
De őt, a fényest, nagyszerűt,
Mindörökre látom.

Facebooktwittergoogle_plusredditpinterestlinkedinmail
spacer

Ode esitante – Tétova óda

Il poeta ungherese Miklos Radnoti e sua moglie Fanni

Il poeta ungherese Miklos Radnoti e sua moglie Fanni

Ode esitante

Da tanto tempo che vorrei raccontarti
della galassia nascosta del mio amore,
in una sola immagine e solo l’essenziale.
Ma tu sei trabordante e formicolante
in me come la mia stessa esistenza,
qualche volta invece solida ed eterna
come il guscio di lumaca chiusa nella roccia.
Il cielo lunato si muove sopra la mia testa
in caccia di piccoli sogni che volano fruscianti.
Ed io ancora non so dirti cosa significhi
per me sentire il tuo sguardo protettivo
sulla mia mano mentre lavoro.
Non c’è paragone che regga, appare e lo scarto.
E domani ricomincio tutto daccapo, perché valgo
quanto vale la parola nella mia poesia
e perché questo mi intrigherà sempre,
fino a quando non diventerò ossame.
Sei stanca e sento anch’io che è stata lunga
la giornata.Cosa posso dirti ancora?
Gli oggetti scambiano uno sguardo tra loro e ti lodano.
Una zolletta canta e dal miele cade una goccia,
brilla sulla tovaglia come una pallina dorata.
Un bicchiere vuoto tintinna spontaneo.
E’ felice perché vive con te. Magari avrò ancora
il tempo per dirti, com’è quando ti aspetta.
L’oscurità calante del sonno ti accarezza,
vola via e torna di nuovo sulla tua fronte.
Gli occhi sonnecchianti mi salutano l’ultima volta,
i tuoi capelli si distendono e tu ti addormenti.
La lunga ombra delle tue ciglie ondeggia,
la tua mano cade sul mio cuscino
come un ramo di betulla che si addormenta.
In te dormo anch’io, non sei un altro mondo,
e sento come cambiano le linee sottili,
sagge e misteriose nel palmo della tua mano.

Tétova óda

Mióta készülök, hogy elmondjam neked
szerelmem rejtett csillagrendszerét;
egy képben csak talán, s csupán a lényeget.
De nyüzsgő s áradó vagy bennem, mint a lét,
és néha meg olyan, oly biztos és örök,
mint kőben a megkövesült csigaház.
A holdtól cirmos éj mozdul fejem fölött
s zizzenve röppenő kis álmokat vadász.
S még mindig nem tudom elmondani neked,
mit is jelent az nékem, hogy ha dolgozom,
óvó tekinteted érzem kezem felett.
Hasonlat mit sem ér. Felötlik s eldobom.
És holnap az egészet ujra kezdem,
mert annyit érek én, amennyit ér a szó
versemben s mert ez addig izgat engem,
míg csont marad belőlem s néhány hajcsomó.
Fáradt vagy s én is érzem, hosszú volt a nap, –
mit mondjak még? a tárgyak összenéznek
s téged dicsérnek, zeng egy fél cukordarab
az asztalon és csöppje hull a méznek
s mint színarany golyó ragyog a teritőn,
s magától csendül egy üres vizespohár.
Boldog, mert véled él. S talán lesz még időm,
hogy elmondjam milyen, mikor jöttödre vár.
Az álom hullongó sötétje meg-megérint,
elszáll, majd visszatér a homlokodra,
álmos szemed búcsúzva még felémint,
hajad kibomlik, szétterül lobogva,
s elalszol. Pillád hosszú árnya lebben.
Kezed párnámra hull, elalvó nyírfaág,
de benned alszom én is, nem vagy más világ,
S idáig hallom én, hogy változik a sok
rejtelmes, vékony, bölcs vonal hűs tenyeredben.

 

Facebooktwittergoogle_plusredditpinterestlinkedinmail
spacer

Inaugurato nuovo sito Poesie ungheresi

Inauguro oggi questo sito dedicato alla classica letteratura ungherese. Qui troverete le mie traduzioni già pubblicate sul sito precedente (ed alcuni altri siti come la Biblioteca Elettronica Ungherese e Babelmatrix),  a cui aggiungerò periodicamente nuove. Con la migrazione i contenuti avranno una nuova forma, sarà in pratica una banca dati ricercabile e classificata per contenuti. Ogni poeta avrà una sua scheda, ogni poesia un post e tra loro saranno linkati. Insieme alle traduzioni saranno pubblicate anche le poesie in lingua originale ed eventuali video o audio.

Facebooktwittergoogle_plusredditpinterestlinkedinmail
spacer